L’ AMORE DELLE PAURE (tramonti dell’ anima)

Posted in Senza categoria on 11 settembre 2015 by federicaporzio

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Ho trovato questa lettera, scritta nel fior fiore della mia ultima storia. Scrivere serve sempre. La per la riesce a farti sfogare e a far prender forma i pensieri e, dopo tempo, a conoscere la parte di te malata che vedevano tutti e tu no, nemmeno rileggendoti. La lettera che parla più di paura che d’ amore che, invece, dovrebbe essere solo estasi e rifugio. Inoltre, ci avevo visto lungo e, a voi che vi ci ritroverete un pò, chiedo di fare come me il lavoro di ascoltarvi per davvero ogni giorno un po di più .

Amore mio,
appoggio le parole su questo diario perchè escono da uno squarcio che ho permesso si formasse nel mio cuore. Sono le parole che vorrei sapessi nel caso in cui la vita, per qualsiasi motivo, ci separerà. Voglio che tu sappia che oggi in assoluto sei la persona che ho amato di più in questo mondo. La persona che ho scelto nella mia vita nonostante le mie paure, le brutte esperienze e la disillusione. Sei la persona con cui, per la prima volta nella mia vita, penso al futuro… quella con cui non vedo l’ ora di costruirlo. Sei la persona con cui a stento mi spaventerebbe avere un figlio. Sei il mio tutto e capirai bene che quando manca il tutto resta il niente ed io ne ho una terribile paura. E’ come se in un certo senso so che scomparirai. Ho paura di me quando sono  con te, anche se sono i momenti in cui mi amo di più. Ho paura delle reazioni involontarie del mio cuore e del mio corpo quando succede qualcosa tra noi. Ho paura di quanto siamo dannatamente diversi. Ho il timore che non riuscirò mai ad abituarmi alla tua diversità e che saprò solo ingoiare bocconi amari per il nostro equilibrio. Ho paura del modo totalizzante in cui ti amo. Sei tutto quello che non avrei scelto ma sei diventato tutto ciò di cui ho bisogno. A volte mi sembra di non essere io, ma dove sono finita? Da dove esce tutta questa fiducia che ti sto dando? Spero avrai cura anche tu del nostro rapporto e di ciò che ci lega… perché, ora, per me rinunciare a te è impossibile… ma tanto lo farai tu presto e con tanta facilità. Lo so, scomparirai ed io non l’ avrò scelto.
Tua.

***Phede***

MARCO BARONI – UNA CORSA SENZA FRENI

Posted in Senza categoria on 10 settembre 2015 by federicaporzio

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ARIA DI SETTEMBRE

“Io mi sento diverso come il vento che ti prende di traverso, come un nervo che in un attimo è scoperto, grideresti fino in cima all’ universo…” , “… aria di Settembre ti fa dimenticare di essere venuto al mondo per urlare…”.

Settembre è un pò come un capodanno, si ricomincia… si fanno progetti, ci si pongono obiettivi, si cerca di concretizzare le prospettive. Settembre è una porta socchiusa che Marco ha spalancato sulla sua vita, con un excursus di testi meravigliosi che lo spogliano di ogni preconcetto. Settembre è il varco che lo ha lanciato in pista, nella sua corsa senza freni da cui uscirà vittorioso più di sempre. Il fatto che questo brano sia stato scelto come singolo di lancio di questo nuovo lavoro sembra essere di buono auspicio Sono diverso e quindi sono forte.

UNA CORSA SENZA FRENI

“Siamo anziani più dei nostri genitori e non ce ne frega niente dei loro sudori per il nostro di presente…” , “hai lasciato andare in bestia le occasioni per un niente, treni fermi sui binari di un criterio inesistente che hanno dato sale sopra le ferite, nuvole senza cieli… resta solo la paura di una corsa senza freni”.

Ricerca di un equilibrio. Essere in bilico. Dissociazione tra ciò che si è e ciò che si vede nel medesimo gradino (coetanei). La canzone delle contraddizioni, dei contrari. Desiderare e poi avere paura di correre senza freni. Vivere- bruciare. Credere- sbagliare. Tira e molla. Bella la fine… la chitarra prolunga queste sensazioni e sembra di farti viaggiare sul treno delle occasioni.

EMOZIONI DIFETTOSE

“pensare che in un bacio ti potevo dire tutto quello che fa parte di me, tutto quello che io penso di te”, “con la leggerezza di un amore indefinito hai preso il posto della mia malinconia”, “tu hai creato l’ equilibrio dentro a questa vita che pensavo persa su una scia, i progetti andati a male colpa di un talento naturale nel buttarmi proprio via… adesso voglio dire che sei mia”, ”…ti amo e l’ho capito nel volermi bene sempre un po’ di più”

 Arrivare a un punto in alto da cui guardare tutto ciò che ci si è lasciato alle spalle. Tutte le emozioni difettose nelle sere spoglie. Quando ci si sente troppo pieni di ‘’sentimenti ed emozioni’’ da trasformare in parole. E’ la canzone che fa sognare chiunque abbia già amato davvero e non desidera amare ancora, qualcuno che ha bisogno di verità… di un amore che è così puro, semplice  da essere totalizzante, reale… di quello che uno sguardo racchiude un mondo e il battito del cuore, accelerato, si riesce a toccare. È un inno al crederci. È la canzone della speranza di chi ha navigato tra le delusioni… prima nei confronti di sé stesso e poi degli altri.
L’ amore che aiuta ad amarsi. L’ amore sano.

RANDAGIO

“Ho un nuovo riparo per questa mia vita, trovato sul fondo di quella smarrita… nascosto e isolato ma senza catene…”, “Cercavo tra gli uomini un posto diverso, un angolo dolce di questo universo…”, “…speravo di correre ancora sul monte e non divagare da solo sul ponte, invece tu mi hai cancellato una sera legandomi a un palo fuori dalla portiera”.

Questa è la canzone dello smarrimento, del disagio, della consapevolezza. Il parallelismo tra la vita di un animale randagio ma ‘abbandonato’.  Traspare il combattimento con sé stessi per non cibarsi di illusioni ancora. È qualcosa di struggente e angosciante che richiama alla mente l’ immagine di un’ anima in pugno a un sentimento univoco e bugiardo. La canzone della fatica per trovare un posto nel mondo, nella faida del mondo. Riuscirci finalmente e respirare a pieni polmoni con la consapevolezza di averlo scelto

STAMMI VICINO

“… il tuo sguardo che mi appare come un’ ancora sicura dentro questo mare mosso di dolcezza e di paura. Ormai sono 31 anni che appartengo a questo mondo e mi sono regalato  tanto a chi non si meritava me…”, “Stammi vicino e dormi con me che il nostro respiro è più forte in due, stammi vicino… sogna con me…”

La canzone del vero amore la chiamerei. Affidarsi, condividere, rappresentare l’ angolo migliore della vita dell’ altro, bisogno che diventa necessità. Oltre.  Si può aggiungere altro?

NE È VALSA LA PENA

“… cerco tra i sogni la mia realtà, in dormiveglia dentro un mondo in cui crescono come foglie le assurdità, ho un buon motivo per godermi le nuvole tanto il domani chissà che sapore avrà.”, “ho camminato su giudizi e preconcetti come un gatto schiaccia i fiori sui davanzali, e ho respirato a bocca aperta  ogni dolore fino ad avere la forza di pensare al domani…”.

Questa canzone è un percorso, una strada, quella su cui ha camminato e inciampato Marco prima di iniziare la sua corsa senza freni. È forse la strada condivisa dai più che hanno scelto la musica come vita. Quella dei pregiudizi, dei falsi concetti descrittori, quella porta allo smarrimento, ai cali di certezze. Marco racconta , si racconta in modo minuzioso , si svela. È da riascoltare decine di volte, in questo testo è racchiuso il motivo dell’ alba che ci regala con questo album e della sua personale, luminosa aurora.

IL PRIMO NATALE SENZA TE

“Questo è il primo Natale senza te e lo passo da solo qui con me, dal tuo cielo so che mi guardi lo stesso e mi sproni a fare sempre del mio meglio come se fosse ancora un Natale insieme…”.

Ci sarebbe da citare l’ intero testo. Questo Marco lo ha definito il pezzo forte dell’ album. E’ imponente la presenza di suo padre che, nonostante il serpente lo ha portato via, non ha morso la sua anima (cito il romanzo autobiografico Il serpente non morde l’ anima di Eliseo Baroni).
La vita gioca davvero brutti scherzi, così a pochi giorni dal suo ventisettesimo Natale, Marco ha fatto i conti con un enorme vuoto costituito di amore, affetto, parole non dette.
Ne ha fatto musica e parole.
Ascoltare questo pezzo è come star seduti sul tappeto a gambe incrociate, di fronte al camino di casa Baroni.

Ringrazio Marco per questo bellissimo viaggio!

***Phede***

Voglio vederti (a te)

Posted in Senza categoria on 17 agosto 2015 by federicaporzio
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Se non ci metti troppo, ti aspetterò tutta la vita. (O.Wilde)

Nel medesimo istante in cui le nostre vite si sono incrociate,
ho smesso di aspettare
ed ho iniziato a lottare.

Ci sono sensazioni che si impossessano di te
come belve feroci e selvagge,
ne avevo paura
ma mi hanno condotta fino a te.

Voglio vederti,
solo per sentire quanto i nostri respiri
si calmano insieme,
solo per completare il mio sorriso col tuo.

Voglio vederti,
non per toccarti:
lo facciamo costantemente
da quando, finalmente, le nostre anime si sono abbracciate.

Voglio vederti,
perché so che avrai il profumo della possibilità,
gli occhi di chi spera con il timore di illudersi,
il fare del ”nonostante tutto”.

Voglio vederti,
e stringerti forte nell’ abbraccio che sa di casa e di sempre,
per tenerti con me e non andarmene mai
mai davvero…

***Phede***

“… sarà sempre più bella…” UNO STRANO RESOCONTO

Posted in Senza categoria on 18 giugno 2015 by federicaporzio

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Le cose straordinarie hanno spesso e volentieri una grande attesa alle spalle. Straordinario, fuori dall’ ordinario, come far parte del cast di un videoclip del tuo “idolo?”, “cantante preferito?”, “poeta?”… No! Odio tutte queste connotazioni per descriverlo, per me è Fabrizio… punto.
Ogni passione ha il grande potere di unire un numero indefinito di anime. Così basta qualche riga letta su un social network e in men che non si dica tutte le anime a scrivere una mail, poi ad attendere risposta, poi a vivere la quotidianità intervallata da pensieri come ‘che dovrò indossare?’. Un’ anima sola.

Ammetto che in altri tempi avrei continuato questa lista con tanti altri termini come: ‘tutti a fremere per rivedere e ringraziare nuovamente Fabrizio per questo fantastico mondo condiviso’, oppure ‘una grande famiglia di nuovo unita’… in altri tempi lo avrei detto, adesso no, non lo penso più. Mi sono ritrovata davanti a una percentuale ahimè troppo alta di persone ossesionat… ehm scusate… ‘fan’, che hanno passato 5 ore abbondanti a quantificare l’ esclusività esteriore di Fabrizio o a chiedersi incessantemente ‘si fermerà per le foto?’. Basta stamparsi le meravigliose foto di Cetorelli e Orrù, per ammirare cotanta bellezza costellata di muscoli e tattoos. Ma di fatto Fabrizio è spesso trattato come un “involucro”. I ricordi non sono necessariamente una fotografia… le cose se significano tanto, restano… scolpite sull’ anima restano… irrimediabilmente.
Ma che dire… è libertà anche il modo in cui si ammira e sceglie di seguire una persona, quindi almeno qui c’è coerenza.

Fortunatamente, clima incantevole e scenario meraviglioso e fuori tempo, nonché le persone con cui ho scelto e sono fiera di aver condiviso quel giorno, hanno sopraffatto i miei istinti omicidi stimolati da episodi inverosimili.

Uno dei momenti più belli… quello dell’ adrenalina a mille data dalla consapevolezza che sta per iniziare l’ esperienza singolare… cuori scalpitanti, sorrisi, telecamere, folla, pizza, acqua ghiacciata… insomma un momento del genere rotto da una persona che, volontariamente, non ho voluto vedere in volto che fa un’ esclamazione vergognosa: “e chi so sti tipi tutti a tiro? Addò vanno? Ma quando viene lui?”, indicando la band che si avvicinava al set.

 

Era nella Bibbia che ‘siamo tutti fratelli?’… bene, dimenticatevelo, in realtà se sei un ossessionat.. ehm fan di Moro, c’è la ‘Zia universale’ che ti proteggerà… ‘siamo tutti nipoti’!

Purtroppo, ho davvero assistito a scene di (ordinaria?) follia all’ entrata nel castello… liste a destra, liste a manca, mails, firme, date di nascita… un ordine apparente iniziale, poi la cosa degenera per i troppi nipoti da gestire. E l’ ingresso inizia ad essere preferenziale per i nomi già noti al ‘capo’… “tizio, caio, sempronio, tu e tu… e tu che ci fai ancora li se fai parte del gruppo Fb?”. Certo, siete fans di Fabrizio, condividete le sue idee… ma ‘fasulle raccomandazioni’ (perché urla a squarciagola e magliette non vi rendono ‘qualcosa in più degli altri’), o il desiderio di comandare la ‘flotta dei fedeli’ non conta… che poi attenzione che tanto è il potere dei ‘potenti’ che a un certo punto nemmeno Giada poteva entrare (chi è? La moglie di Fabrizio).

Fabrizio “è come è”… è “essere non apparire”… eppure quel giorno ho visto intorno a lui tanta, ma tanta apparenza.

 

Sono già stata definita polemica in suddetta sede, ho già espresso in tempo reale il mio disappunto ‘agli interessati’, per cui lo concludo qui il mio pensiero forse poco condivisibile dai più.

 

Il mio “giorno un po’ più grande”

 

Da un po’ di tempo non rendo più ‘diari pubblici’ le mie esperienze degne di nota. Dopo il mio libro, che ha fatto entrare eserciti di persone nella mia vita, senza filtri e censure… ho notato che pochi restano per davvero perché il nudo vero, quello interiore, non si sa mai come gestirlo, mette sempre troppo a disagio.

Prima parlavo dell’ attesa… spesso l’ attesa per qualcosa di straordinario ci proietta un punto fisso davanti e ci rende più facile andare avanti nonostante il cammino che stiamo facendo non è tra i più semplici. Questo è ciò che mi è successo. Ho vissuto 15 giorni di attesa e me ne sono nutrita… ne ho fatto il mio fantasticare prima di dormire, o il mio sorriso nelle pause studio, il mio input perché i momenti cupi sono inevitabili nelle giornate delle persone sensibili. Fabrizio (e con Fabrizio includo anche la band), per me è questo… una parte della mia vita, una parte importante. Come tutto nella nostra esistenza evolve, così si è trasformato anche il mio modo di viverlo, e il posto che occupa dentro di me. Come ogni vero, grande amore… di qualsiasi natura esso sia… con il tempo mette radici profonde, scava più a fondo, magari affiora meno spesso ma diventa certezza. Lui è la mia certezza, il mio rifugio… la mia risposta alla domanda esistenziale che mi pongo nei momenti bui: “cosa c’è di speciale nella mia vita?”.

Detto questo, quel giorno mi sono sentita una principessa (c’ era pure il castello aò J ). Mi sono sentita il centro del mondo con i miei piccoli satelliti. Ho vissuto questa singolare esperienza con due persone che per me sono uniche ed importanti, per motivi diversi… che, da quando sono entrate nella mia vita, non ne sono mai più uscite. Quelle persone che, hanno deciso di restare, ognuna a suo modo. È difficile avvertire il bene di qualcuno e loro ci sono riusciti. Grazie, quindi a Claudio e Simone.

Non figuro se non come un lontano puntino bianco nel video, non ho voluto aspettare per collezionare una nuova foto con Moro, solo una in cui trapela la mia pura felicità… mi sono cibata, nel mio piccolo mondo, di occhi sinceri e tanto amore. Grazie Fabrizio, Alessio, Claudio Jr, Marco, Andrea, Davide… per far parte, sempre e comunque, dei giorni più belli della mia vita.

Voi, sarete sempre più belli. Grazie sempre e ancora

***Phede***

 

 

Non basterà…

Posted in Senza categoria on 2 aprile 2015 by federicaporzio

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Non basterà più, io lo so bene che sarà così. Il tanto di prima ora sta diventando ‘troppo poco’, un così poco che scava un vuoto.
Non basterà destreggiarmi tra poche frasi, vorrò sentire la tua voce.
Non basterà più sapere qual’ è l’ ora che ti svegli al mattino o quella in cui crolli, stanco, la sera.
Non basterà la voglia di navigare tra le tue parole, nè imprimere nella mente domande che ‘poi’ ti farò… vorrò navigare nei tuoi occhi, tra i tuoi gesti e il tuo profumo.
Ma non mi basterà più che la luce illumini ogni angolo di te perchè vorrò farlo io, con il mio amore.
Vorrò guardarti al buio, sapere che sei vero, seguire la tua sagoma, sentire le tue ciglia che mi solleticano il viso.
Non mi basterà più il viaggio nei tuoi occhi, vorrò farlo intorno al mondo perchè il mio mondo sarai tu.
Non basterà più imprimerti in canzoni e belle poesie, inizierò a scriverne per te, per farti vivere anche così.
Non basterà sognarti, ma sognare, vivendo, vivendoti.

[Dedicato a chi, forse un giorno, con caparbia e costanza mi ruberà il cuore]

***Phede***

Cosa ne sai?

Posted in Senza categoria on 2 aprile 2015 by federicaporzio

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Cosa ne sai dell’ ultimo ricordo che ho di te… dell’ ultima emozione che è partita dal mio cuore per sfiorare il tuo.
Cosa ne sai di quell’ ultima volta che ti ho abbracciato, di quell’ enorme divario che si stava creando… mentre tu già sapevi che era l’ ultimo e te lo gustavi oppure t’ era indifferente, ed io non ne avevo mai abbastanza, ad averlo saputo non ti avrei lasciato più.
Cosa ne sai che sono passati dei giorni prima di passare in quel punto esatto della strada senza scoppiare in lacrime; che son passate delle settimane prima che la smettessi di parlare da sola, al buio immaginando la tua sagoma ancora sul cuscino accanto al mio.
Cosa ne sai se e quando è ricominciata la mia vita? o di quanto ora sia compromessa?
Cosa ne sai di quanto mi sia sentita vulnerabile di fronte lo scaffale della cioccolata, quanto sott’occhio mi è capitata la stessa che ti regalai?
E poi… hai idea del vuoto? del ribrezzo?
Ti sei mai chiesto dove saremmo potuti volare insieme?
Io so rispondere a tutto questo tranne che a una: perchè?
Lasciami andare che il cuore è difficile da saldare.

***Phede***

Dolore…

Posted in Senza categoria on 2 aprile 2015 by federicaporzio

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  “Ma cosa dici? Ci sono qua io…”, “ma cosa ti manca? Hai tutto…”

Queste le frasi che mi sento dire più spesso, da chi mi vive da anni e, paradossalmente, da chi mi vive da qualche mese, magari addirittura qualche giorno, o da chi non mi vive per niente. Ma cosa ne sanno? Cosa ne sapete? Non che ciò che provo io è peggio o meglio di ciò che provate o avete provato voi… ma è diverso. Immaginate: ok… ma come pensate di riuscire a comprendere? A volte provo uno strano senso di fastidio quando si cerca di ‘tirarmi su’… quasi come se il rimedio fosse fare quattro passi in compagnia, andare in un pub, vedere gente e ridere un po’. No perché la solitudine di cui parlo io non è una cosa così semplice… per me la solitudine non è quando in casa ci siamo solo io e la Drosophila melanogaster sul cesto della frutta… non è non avere un fidanzato, non è avere le persone più importanti lontane chilometri. Questa, siamo d’ accordo, è la solitudine risolvibile. Allora provate a darmela una soluzione… voi… voi per cui tutto è facile, per cui anche quest’ assenza opprimente senza nome è una cosa superficiale… fatelo: sono tutt’ orecchie. Di sicuro ognuno di voi avrà provato dolori, rassegnazioni, sconfitte… ma cavolo ora parlo del MIO dolore, della MIA rassegnazione, delle MIE sconfitte… perché questo forse è l’ unico fottuto momento in cui riesco a sfiorare l’ egoismo almeno un po’. Vi siete trovati al bivio ‘di chi è la colpa di tutto questo?’… dovrebbe essere il primo che si incontra sulla strada della reazione, dell’ eventuale guarigione. Bene io ci sono, ci sono ferma da giorni… mesi… di chi è la colpa? Vediamo un po’… della persona più ‘spalalta’ che conosco che ha costruito un castello e poi è scappato? Oppure del ragazzo perfetto il cui motivo dell’ abbandono è ancora in standt by? Ah no forse è della storia pluriennale finita male… NO. La colpa io la do a me stessa… ed ogni volta che lo realizzo, erodo un po’ in più il perimetro della voragine che mi porto dentro. Cosa mi manca? Ho tutto?! Agli occhi di tutti sì: ho tutto: la città che amo, la mia famiglia, un corso di studi perfetto… ma in questo tutto non sono inclusi la forza di sognare, perché è rimasta solo la necessità e la paura… in questo tutto non è compreso un pensiero oltre ‘l’ora per ora’ perché tutto è marcito dalla disillusione. Non è compreso l’ amore totalizzante, quello che mi sta marcendo dentro, lo stesso da cui le persone scappano a gambe levate.
Che importa se ho il cuore che sembra un portaspilli? Ho tutto, no?

***Phede***