Archive for the Senza categoria Category

Quiete, pace, vita, Tu!

Posted in Senza categoria on 7 marzo 2017 by federicaporzio

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È passato molto tempo da quando io mi sia interessata realmente a qualcuno. Il fatto che sia accaduto e che io lo abbia realizzato fa sì che io sia qui a scrivere.
È nota la mia non-autostima, ma questo non mi ha mai portata ad accontentarmi: il troppo bello non mi piace, il troppo curato, i biondi, le barbe folte, i bassi, le spalle striminzite… poi è arrivato lui, con quei due occhi neri che mi hanno oltrepassata  e alterato le sinapsi. È inutile fare gli ipocriti… per alcuni l’aspetto fisico conta molto, per altri poco… ma, soprattutto all’inizio, in qualche modo conta, è il biglietto da visita. Ed io ho riposto quel biglietto nella tasca interna del mio cappotto preferito, come m’è capitato una sola volta da quando sono a Roma col volantino dello studio di tattoos sotto casa, nella speranza che almeno lì usassero l’inchiostro privo di Nichel. Con la speranza, è questo il punto… è questa la differenza. La speranza. Rendermi conto che questo piacevole e calzante involucro racchiudesse qualcosa che vale la pena davvero, è stato a tratti spaventoso. Ansia. Sento un collegamento sottile e costante che forma un esercito di tante positività, un esercito di cariche che annientano ogni frammento di un passato sofferto e a tratti sbagliato, ogni attesa invano, ogni attimo di speranza disillusa, ogni mal di stomaco. Annienta quasi anche la paura, la paura che è nascosta nelle coronarie di chi ha sofferto, quella che si annida in prossimità di un cuore che evita di battere troppo, che ha tenuto a freno ogni emozione fino ai suoi occhi che sapevano di possibilità. Fino a lui. Resta quell’ansia, quei fili invisibili che imbavagliano i pensieri e mi trattengono alla sedia quando desidero di vederlo. L’ansia che sia solo complicità, che la mia vita resti come è  adesso per l’ennesima volta, quell’ansia che forse ha anche lui. Ma oggi è così, sento che qualsiasi lacrima io possa versare, qualsiasi aspettativa possa disilludere, qualsiasi paura possa concretizzarsi… oggi è così, sento che sono vive queste emozioni dentro e ne vale la pena.
Grazie, sconosciuto dagli occhi neri che di certo conoscevo già.

***Phede***

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Amore senza Amore

Posted in Senza categoria on 17 dicembre 2016 by federicaporzio

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Forse  vuoi la facciata di una relazione e non vuoi lo sforzo che questa richiede.
Hai voluto tenermi per mano senza guardarmi negli occhi.
Una bella promessa senza l’impegno concreto.
Qualche ricorrenza da festeggiare senza i 365 giorni che la precedono.
Vuoi il lieto fine nella vita senza voler fare il minimo sforzo nel presente.
Vuoi la sintonia profonda restando su un piano superficiale.
Desideri con ardore un amore travolgente ma senza essere disposto a lottare per ottenerlo.
Vuoi una persona che ti prenda per mano ma non vuoi mettere nelle sue mani la facoltà di ferirti.
Vuoi qualcuno che ti faccia mancare la terra da sotto i piedi ma allo stesso tempo vuoi restare ancorato a te stesso in modo sicuro ed indipendente.
Vuoi continuare ad inseguire l’idea dell’amore ma non vuoi innamorarti sul serio.
Non vuoi una storia d’amore, sei tipo da amicizie speciali.
Vuoi qualsiasi cosa possa darti l’illusione di un rapporto serio senza essere davvero coinvolto in una relazione.
Vuoi tutte le gratificazioni a rischio zero, la ricompensa senza il sacrificio.
Vuoi stabilire un contatto “abbastanza ma non troppo”.
Vuoi impegnarti solo un po’, non tanto.
Vuoi andarci piano… sempre con un piede fuori dalla porta, gli occhi ben aperti  tenendomi alla giusta distanza di sicurezza giocando con i sentimenti tuoi e miei. Se le cose iniziano a diventare autentiche, scappi, ti nascondi e vai via.
Speri di incappare nella felicità e vuoi scaricare l’incastro perfetto come una nuova app che può essere aggiornata ogni volta che c’è un intoppo, facilmente archiviata in una cartella e cancellabile quando non serve più.
Non vuoi disfare il tuo bagaglio emotivo né aiutare qualcun altro a farlo.
Pensi che l’amore ti spetti di diritto come il lavoro a tempo pieno dopo l’università.
Le videocassette della Disney ormai consumate ti hanno insegnato che il vero amore, l’anima gemella, il lieto fine… esistono per tutti quindi non ti disturbi a fare sforzi.
Vuoi un tappabuchi, non una persona, non un partner.
Vuoi qualcuno che siede sul divano accanto a te  mentre continui le tue faccende al pc. Vuoi restare sul filo del rasoio: fingi di non avere emozioni e non mostri i tuoi sentimenti.
Desideri una persona che abbia bisogno di te ma non vuoi aver bisogno di quella persona.
Fingi di essere inafferrabile solo per vedere se qualcuno farà lo stesso con te senza nemmeno comprenderne il motivo fino in fondo.
Nessuno sa a che gioco vuoi giocare davvero, a me non importa quale sia so solo che non voglio più giocare né permetterti di farlo.

Scritto a Settembre 2016

***Phede***

 

 

 

Amare è sapere che perfino le sofferenze possono avere un senso

Posted in Senza categoria on 19 luglio 2016 by federicaporzio

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Non ti divido con nessuno. Non mi divido con nessuno.
Quando sono, sono per intera.
Troppe volte ti ho detto “mai più” e poi sei tornato, io sono tornata.
Non mi considero debole perché credo che tornerai ancora, che tornerai un’altra volta, con quello sguardo che mi spoglia del mondo e dà la vita.

E quando tornerai dirai: <<Vieni, ci sei solo tu!>>.

E’ tutto ciò che chiedo, tutto ciò che chiedo da sempre è questo: che ci sia solo io. Che ci sia solo io.

<<Vieni, ci sei solo tu!>>, diresti e tutto il mio corpo si aprirebbe per lasciarti entrare,poi ci sarebbe l’abbraccio e tutte le sofferenze avrebbero senso.
Amare è sapere perfino che le sofferenze possono avere un senso.

Non sei tornato, non sei ancora tornato. E pare che questa sia la volta buona.
Eccomi qui, a pezzi ma intera, ad aspettare quanto è grande il nostro privilegio.
Se non torni, non preoccuparti per me, continuerò ad essere l’innamorata di sempre, nel luogo di sempre, in attesa dell’uomo di sempre. Finché non arriverà lentamente qualcuno che mi insegni a disinstallarti, a separare ciò che mi sostiene da tutto ciò che di te ho dentro.
Fino ad allora sarò tua e nessuno avrà il diritto di guardarmi in pieno

Ecco la mia decisione finale. Ma dopo la mia decisione finale viene la tua.
La decisione è tua, sempre tua!

O vieni subito o ti rifiuto per sempre!

ps) Vaffanculo e ti amo

***Phede*** (feat someone)

 

INSONNIA (le prime ore di un nuovo giorno)

Posted in Senza categoria on 13 aprile 2016 by federicaporzio

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È arrivata la primavera…
è arrivata la primavera ed è notte…
è arrivata la primavera, è notte, sento che sei sveglio e mi chiedo cosa stai facendo.
Lo so, lo so che sei sveglio…
hai spento anche la luce e nella stanza entra quel po’ di chiarore della luna.
Hai già tolto gli occhiali… un paio di cuscini e il tuo stesso braccio dietro la testa, i piedi incrociati… ed ogni tanto fai un respiro più profondo, quasi scocciato.
Lo so che ogni tanto ci passo nei tuoi pensieri, ma so anche di non essere nella maggior parte.
Tu ci sei, sei qui con me anche adesso… in questo silenzio che sembra frastuono.
Sei in ogni angolo di me: nei respiri, nei pensieri, nei battiti, in tutto ciò che faccio, in ciò che sono, in ciò che sono diventata.

È arrivata la primavera, e l’odore di quest’aria mi riporta a un anno fa, al nostro saluto. Prima ci son passata in quell’esatto posto, sai? C’era una cicca  su quella mattonella e mi è piaciuto pensare che fosse ancora quella che spegnesti tra un discorso e l’altro insieme. Mi ha fatto sorridere pensarlo.

Certe matasse non si sbrogliano subito… il fatto è che ogni matassa ha due estremi e sapere qual è quello giusto o, ancor prima, riuscire a vederli entrambi per poter scegliere, non è per nulla semplice.

Non riesco ad odiarti… riesco solo ad adorare il modo inconsapevole in cui mi hai salvata e mi hai tenuta in vita fino a poco tempo fa. Così come adoro le immagini che focalizzo nella mente ogni maledetta sera che non riesco a dormire.
Tutte le notti serene di questi ultimi mesi portano la tua impronta: un pensiero, un messaggio, un ricordo, una prospettiva, una speranza…
Mi capita ancora di abbracciare lo stesso cuscino cilindrico e chiudere gli occhi fissando un’immagine che appartiene al nostro percorso.
Sorrido sempre, poi i pensieri continuano… e, a volte, succede pure che riesco ad addormentarmi prima che la tristezza sopraggiunga.

***Phede***

 

MORO, sono giorni in cui non riesco a darti un senso…

Posted in Senza categoria on 6 febbraio 2016 by federicaporzio

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LA MIA LETTERA PUBBLICA A FABRIZIO MORO

Sono sempre stata quella che si espone nella vita, nel bene e nel male. Sono sempre stata profondamente empatica e sensibile. La combinazione di questi due fattori mi ha portata molto vicina a Fabrizio Moro. IO, e sottolineo IO, come POCHI ALTRI e sottolineo POCHI ALTRI (considerate le proporzioni matematiche dell’attuale pubblico “moropatico”) ti hanno seguito per la tua rara connessione mente/cuore/chitarra, per gli “ideali di teste impazzite evanescenti e disinibite …”, per la forza di remare contro il flusso travolgente della fama a tutti i costi, per le idee.

Da pochi giorni riesco minimamente a comprendere ciò che mi veniva detto spesso riguardo il mio attaccamento a Fabrizio, un bene molto più vicino alla persona che al personaggio. Capisco che è stato sbagliato, lo è, legarsi alla persona e non all’artista. Ma per quanto, come ogni cosa nella vita, io riesca facilmente a prendermi le colpe… parte della responsabilità va a te e al modo in cui ti sei sempre posto con me, con noi. Scegliere di mettere in contatto la personalità, decantarlo da un palco o su un social che “il pubblico è la parte più importante del tuo lavoro”, toccare con mano che davvero è così… che quando potevi uno per uno ci avresti salutati e abbracciati tutti, che valevamo la pena sempre… tutto questo è stato determinante nel rapporto che abbiamo scelto di avere con te.

Da persona razionale sono mesi che cerco giustificazioni a una tua palese diversità. Va bene la scelta di scrivere per artisti che sono usciti dai talent. Va bene la scelta di comparire come giudice temporaneo di una sfida del programma Amici, va bene che tu abbia rafforzato la scelta precedente con una partecipazione stabile al talent show. Tu scegli e io, noi scegliamo. Ci sono delle ragioni di certo, che io/noi immaginiamo perché non sapere porta a immaginare, e la deduzione più ovvia si chiama “soldi”. E va bene, avvalendosi del detto “saper cambiare idea è sinonimo di intelligenza”, tutto si risolve … nonostante in SIAE risiede ancora “non gradisco amici di Maria, villa Certosa e Beautiful”, si può giustificare ogni cosa. Poi sarai stato di certo consapevole che ogni scelta ha una sua rinuncia.

Io sono fermamente convinta che un albero perda le foglie, le modifica … ma le sue radici saranno sempre le stesse. Mi fa rabbia ogni millimetro dell’ultimo anno della tua carriera. Il divario che c’è tra ciò che continua ad uscire dalla tua penna e ciò che sembri/sei … sta diventando una voragine, e questo mi ha fatto e mi fa male. Sembri un politico perfetto ultimamente “buon viso a cattivo gioco” sempre. Abbracci tutti, ci vuoi bene tra le righe di un commento ma poi? La distanza incolmabile che si respira già da tempo, a cosa è dovuta? Quest’accumulo di delusioni soffuse, incoerenze nascoste da una maturità raggiunta… sono frutto di cosa? “Vi dovrei spiegare un sacco di cose”, “non dubitate mai più della vostra importanza”. Fallo, spiegaci…  dacci la nostra importanza reale, dicci ciò che puoi dirci se vuoi farlo davvero… consapevole che ci sia una porzione che magari non puoi palesare perché c’è chi ti tratta da semplice oggetto discografico. Porta avanti il rapporto che hai sempre decantato d’avere con noi. Non sapere porta ad immaginare… immaginare a sbagliare sicuramente, ma anche a intraprendere la strada alternativa di una verità che magari non avremmo mai saputo scorgere.

“Chi mi ama mi segua, chi non mi ama lo amerò io”, lo hai detto tu, ricordi? Allora amaci davvero, facci capire  qualcosa in più.

Concludo dicendo che, nonostante sia la prima a credere che il sistema mediatico sia spesso falsato e poco credibile… un seme da cui far crescere il germoglio c’è sempre. Ricordi le cazzate che scrissero sulla questione San Giovanni? Però di fatto l’avevi detta l’offesa a Napolitano. Li ognuno di NOI con coscienza ha pensato: ok l’ha detto MA lo diceva anche prima in tour, hanno scritto cazzate parlando di gastrite come singolo e anche sulla data di pubblicazione… parlano di ciò che non conoscono a fondo, e ti abbiamo difeso.

Intanto piango come una sciocca sulla tua “Un’altra vita”… perché resto sempre quella a cui la tua musica l’ha salvata la vita.

Spiegaci qualcosa di concreto Fabrì.

Federica Porzio

ANTONIO BREGLIA: tra parole e musica ritorna con “Via da qui”

Posted in Senza categoria on 12 gennaio 2016 by federicaporzio

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ph: mediagor (adrianogorgonifotografia)

Antonio Breglia, giovane cantautore di Vico Equense, nel cuore della penisola Sorrentina, ritorna sul panorama musicale rinnovato e carico d’entusiasmo. È il suo nuovo singolo “Via da qui”, che anticipa il terzo album, a segnare la sua ricomparsa.
Il brano rappresenta l’ennesimo fotogramma di una realtà vissuta in ogni sua sfumatura, con contraddizioni, gioie e tormenti.

   Il singolo sarà lanciato e promosso dalla casa discografica Resisto (Ferrara), la stessa che si è precedentemente impegnata nella distribuzione digitale di “In un momento essere”. Ad affiancare il lavoro di Breglia è Raffaele Cuomo, chitarrista con cui ha avuto altre collaborazioni in passato.
L’idea, spiega, è nata da due linee guida fondamentali: la complicità necessaria con i musicisti con cui si lavora e il desiderio di arrivare ad una musica nuda e cruda anche in studio “come se stessi suonando nel mio salotto”.
Il pensiero di abbandonare il mixaggio elettronico, rende di questo singolo qualcosa di molto vicino alla musica live. Come nei lavori precedenti è Angelo Coppola a curare la registrazione e il lavoro in studio. New entry è, invece, Adriano Gorgoni, occupandosi delle sessioni fotografiche e della grafica del disco.

Chi ha già avuto la fortuna di ascoltare “Via da qui” si è scontrato nell’immediatezza delle emozioni che trasmette. Come l’autore stesso dice “L’ho scritta e quando l’abbiamo suonata la prima volta con l’intreccio delle nostre chitarre, l’ho sentita subito mia nel profondo”. E si sente: spoglia e non banale, viva e vegeta nel cuore dell’ascoltatore. Si può quasi toccare con mano il divario tra la strofa, in cui ci si trova di fronte a sprazzi di vita reale e non sempre ben vissuta (“…quanto tempo sprecato, un po senza peccato…”, “…ogni volta è diverso in un sogno rincorso…”) e l’inciso, in cui è evidente il cambio di prospettiva e la necessità di trovare un rifugio dove tutto ciò che non va come dovrebbe nell’ordinario, può diventare straordinario ed essere spunto di riflessione (“…stringimi le mani come non ci fosse un domani…”, “…voglio perdermi come non ci fosse domani…”).
La perdita è vista positivamente: perdersi per ritrovarsi nelle piccole cose, quelle semplici, quelle vere. Chi non ha mai provato ad aggrapparsi a qualcosa o qualcuno per distaccarsi dal quotidiano e sentirsi liberi di volare?
­E se la soluzione potesse essere in una canzone?

Federica Porzio

 

STORIA DI UN INIZIO

Posted in Senza categoria on 9 gennaio 2016 by federicaporzio

il bacio

Oggi voglio raccontarvi di un inizio… uno dei tanti della vita. Gli inizi sono belli quasi sempre, ma non è detto che lascino il segno.
L’impronta che scolpiscono la si nota solo dopo tempo, eventi e prove. Ad oggi posso dire che non mi ero sbagliata su nulla.

Buon viaggio!

7/4/14

Mi sono ripromessa tante volte di scrivere nel momento in cui la mia vita avesse preso una piega diversa, ma non l’ho mai fatto. Sarà che sono stata sempre presa dall’ attimo… ma, inevitabilmente, i particolari si perdono, se ne fissano solo alcuni nella memoria… e, purtroppo, si arriva al punto di non saper scrivere nemmeno più di quelli che sia per il dolore che provocano i ricordi oppure perché inquinati da circostanze ed inquietudini. Stavolta no, eccomi qui!

Prima di iniziare a raccontare, vi dirò che questa storia sembra avere tutte le carte in regola per essere qualcosa di importante. Occhio, quando io parlo di qualcosa di importante, non intendo che nella mia mente ci sono le bandierine dell’ amore e del ‘per sempre’… intendo soltanto che è di certo qualcosa che vale la pena imprimere da qualche parte… così per renderlo eterno.

Il tempo è ciò che di più relativo esiste al mondo. Non credo esista un momento giusto che si possa scegliere per fare delle scelte, oppure un tempo prefissato per essere pronti a qualcosa di nuovo nella nostra vita. Il mio presto può essere tardi per qualcun’altro, e il mio tardi… no, il tardi non lo voglio nemmeno considerare!
Non si scelgono i momenti, sono i momenti che scelgono te.

Il mio momento mi ha scelta in una sera di fine Marzo, dopo cena. Pigiama già indossato da qualche ora, è una routine: appena torno a casa a fine giornata, mi devo mettere almeno il pantalone del pigiama… evviva l’essere sciatta e la comodità! Era una sera calda tutto sommato: finestra aperta e canotta. Pensavo… così scrissi uno stato su Fb che, come al solito, racchiudeva le mie idee. Qualche notifica qui e lì, poi ne arriva una, un “mi piace”: il suo. Mi sono chiesta: “e chi è adesso sto tipo qui?”. Non mi sorprendeva il pormi domande simili, ho vari contatti che non conosco di persona soprattutto del fan club di Moro… ma il mio dito (non collegato al cervello), parte, lo contatta: “ciao!”. Da li tutto, naturale, nel concetto di normalità più assoluto… conversazioni banali agli occhi di tanti, ad insinuarsi nella quotidianità. Piccoli dettagli a sgomitare tra i minuti di normali giornate infrasettimanali o tra le ore interminabili di un week end a casa in solitudine. La parte di me bella possente che mi diceva “Federica non è passato così tanto tempo dall’ ultima volta che hai creduto in qualcuno e sei rimasta delusa”, eh già di qualsiasi natura sia il rapporto. Ma cosa fare quando la parola chiave è spontaneità? Per i primi giorni ho imposto a me stessa di non guardare nessuna delle sue foto tranne le inevitabili profilo e copertina… perché? Io sono Federica, quella che va oltre, che guarda dentro le persone, che se c’è una corazza si arma di coraggio e pazienza e lotta per sfiorare l’ anima delle persone. Ma poi, impetuoso questo pensiero: “non può esistere sto ragazzo!” figuriamoci se poi rientrava nei miei canoni estetici!
Piedi per terra, sempre e comunque.

Passò qualche giorno, si condividevano pensieri superficiali e, purtroppo, anche dispiaceri. Piano, senza fretta né rumori, una necessità: guardarsi in faccia. Dentro di me non credevo sarebbe successo così presto, ma come dicevo prima, il tempo è un limite che ci poniamo, un alibi, nient’altro.

Tra studio, lavoro e cose da fare, arriviamo a ieri.

Non vedevo l’ ora arrivasse il tardo pomeriggio, sui libri poi il tempo non passa mai. Stranamente non mi ero messa a  pensare già ore prima a cosa indossare, cosa dire, a come cercare di non arrossire. Che senso avrebbe avuto? Quel ragazzo uscito dal nulla doveva vedermi per com’ ero al cento per cento. Sentivo, sapevo che era come me, non avrebbe apprezzato eccessi e costruzioni… il come lo sapevo non lo so.
Qualche sms anche durante il tragitto di pochi metri per arrivare da casa mia a dove mi stava aspettando: ecco la ragazza che ride da sola per la strada, sembro una matta. Arrivo. Lui è già li, inizio a cercarlo tra la folla dinanzi al bar, ci riconosciamo all’unisono. Ci avviciniamo: niente gambe tremanti, bocca secca, batticuore solo tanta, ma tanta aria. “Piacere!”, giustamente le cose si fanno con criterio, io mica ci avevo pensato? “Piacere!”. Cavolo se era carino! Per un attimo ho pensato: bruno, carnagione chiara, occhi castano/verdi, orecchino, giacchetto di pelle nera, bella voce, bel profumo, alto…. “esiste?”, poi sono ritornata in me… “Federì le cose importanti per te sono altre!”.

La sensazione che mi vestiva come il più comodo dei cappotti aveva ancora la consistenza di una naturalezza innata e disarmante che ci ha accompagnati per tutta la sera. “Gelato o tiramisù?“, mi dice sorridendo… uno sguardo: gelato sia! Li di fronte la vetrina dei gusti a scherzare come ci conoscessimo da sempre, era già troppo palese la nostra similitudine, la nostra complicità quindi meglio ironizzare. Alla fine fa scegliere a me, inconsapevolmente, per entrambi.  Ci incamminiamo, parlando di qualsiasi cosa, gustandoci il nostro gelato. Ci fermiamo in piazza, senza smettere un attimo di parlare…e, soprattutto, senza mai staccare gli occhi da quelli dell’ altro. Non so se fossero più grandi le ali del tempo, che volava inesorabilmente o quelle che il destino stava montandomi dietro senza che potessi oppormi in alcun modo. “Un’ oretta”, mi ero detta nelle ore precedenti, ma quando mi arrivò un sms poco dopo e approfittai per guardare l’ora ne era già passata una e mezza. Sorrido, sorrido mentre racconto perché ho appena fatto caso a una cosa… io che osservo tutto, ogni dettaglio… a stento so dire che indossava il giacchetto in pelle, la camicia bianca con profili neri e… jeans?! Si, jeans. Non ho calato lo sguardo nemmeno una volta in tre ore e mezza? No, mai. Mentre parlavamo di viaggi vicini e lontani, il viaggio più lungo e inaspettato lo facevamo uno negli occhi dell’ altro. Piano, la sera scese intorno a noi, cambiando colori, temperatura, profumi… e noi lì, a tessere una tela di valori, paure e sogni comuni. In quel momento, cosa importava del resto? Fino a quel momento l’ imbarazzo faceva capolino come il groppo in gola che si forma quando in un film c’è una scena strappalacrime e subito dopo una comica, mai tanto da essere evidente. Fino a quel momento. Una considerazione su un museo: tutto si blocca… occhi negli occhi senza riuscire né a staccarli né a proferire parola per un tempo che è sembrano eterno. I suoi occhi si sono trasformati in una pellicola con tanti fotogrammi, tante sfumature di lui. Non avevamo bisogno di parole. Era sorpreso che ancora una volta il mio pensiero, seppur raro, coincidesse con il suo… ed era spaventato, fragile quasi quanto me… immerso in un’onda invadente ed improvvisa a cui non si può dare un nome.

Sono le 10:30, bisogna andare. “Devo andare”, dissi queste parole dopo aver pescato la parte razionale di me. Sembrava dispiaciuto almeno quanto me…: “devi andare lontano? Ti accompagno?”.
La parte razionale di me mi diceva: “Federì non lo conosci, non esagerare!”, ma le ho dato un silenzioso schiaffo e ho ascoltato il mio istinto, lo stesso che, silenzioso, mi aveva condotta a lui.

Poco al di la del mio portone, i nostri occhi hanno avuto l’ ultimo contatto. I suoi erano come una scatola in cui, anche se per qualche minuto, avevo rinchiuso speranze, illusioni, sogni. “Allora ciao”.

Perché ciao significa ‘a presto ’ no?

***Phede***