ANTONIO BREGLIA: tra parole e musica ritorna con “Via da qui”

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ph: mediagor (adrianogorgonifotografia)

Antonio Breglia, giovane cantautore di Vico Equense, nel cuore della penisola Sorrentina, ritorna sul panorama musicale rinnovato e carico d’entusiasmo. È il suo nuovo singolo “Via da qui”, che anticipa il terzo album, a segnare la sua ricomparsa.
Il brano rappresenta l’ennesimo fotogramma di una realtà vissuta in ogni sua sfumatura, con contraddizioni, gioie e tormenti.

   Il singolo sarà lanciato e promosso dalla casa discografica Resisto (Ferrara), la stessa che si è precedentemente impegnata nella distribuzione digitale di “In un momento essere”. Ad affiancare il lavoro di Breglia è Raffaele Cuomo, chitarrista con cui ha avuto altre collaborazioni in passato.
L’idea, spiega, è nata da due linee guida fondamentali: la complicità necessaria con i musicisti con cui si lavora e il desiderio di arrivare ad una musica nuda e cruda anche in studio “come se stessi suonando nel mio salotto”.
Il pensiero di abbandonare il mixaggio elettronico, rende di questo singolo qualcosa di molto vicino alla musica live. Come nei lavori precedenti è Angelo Coppola a curare la registrazione e il lavoro in studio. New entry è, invece, Adriano Gorgoni, occupandosi delle sessioni fotografiche e della grafica del disco.

Chi ha già avuto la fortuna di ascoltare “Via da qui” si è scontrato nell’immediatezza delle emozioni che trasmette. Come l’autore stesso dice “L’ho scritta e quando l’abbiamo suonata la prima volta con l’intreccio delle nostre chitarre, l’ho sentita subito mia nel profondo”. E si sente: spoglia e non banale, viva e vegeta nel cuore dell’ascoltatore. Si può quasi toccare con mano il divario tra la strofa, in cui ci si trova di fronte a sprazzi di vita reale e non sempre ben vissuta (“…quanto tempo sprecato, un po senza peccato…”, “…ogni volta è diverso in un sogno rincorso…”) e l’inciso, in cui è evidente il cambio di prospettiva e la necessità di trovare un rifugio dove tutto ciò che non va come dovrebbe nell’ordinario, può diventare straordinario ed essere spunto di riflessione (“…stringimi le mani come non ci fosse un domani…”, “…voglio perdermi come non ci fosse domani…”).
La perdita è vista positivamente: perdersi per ritrovarsi nelle piccole cose, quelle semplici, quelle vere. Chi non ha mai provato ad aggrapparsi a qualcosa o qualcuno per distaccarsi dal quotidiano e sentirsi liberi di volare?
­E se la soluzione potesse essere in una canzone?

Federica Porzio

 

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