STORIA DI UN INIZIO

il bacio

Oggi voglio raccontarvi di un inizio… uno dei tanti della vita. Gli inizi sono belli quasi sempre, ma non è detto che lascino il segno.
L’impronta che scolpiscono la si nota solo dopo tempo, eventi e prove. Ad oggi posso dire che non mi ero sbagliata su nulla.

Buon viaggio!

7/4/14

Mi sono ripromessa tante volte di scrivere nel momento in cui la mia vita avesse preso una piega diversa, ma non l’ho mai fatto. Sarà che sono stata sempre presa dall’ attimo… ma, inevitabilmente, i particolari si perdono, se ne fissano solo alcuni nella memoria… e, purtroppo, si arriva al punto di non saper scrivere nemmeno più di quelli che sia per il dolore che provocano i ricordi oppure perché inquinati da circostanze ed inquietudini. Stavolta no, eccomi qui!

Prima di iniziare a raccontare, vi dirò che questa storia sembra avere tutte le carte in regola per essere qualcosa di importante. Occhio, quando io parlo di qualcosa di importante, non intendo che nella mia mente ci sono le bandierine dell’ amore e del ‘per sempre’… intendo soltanto che è di certo qualcosa che vale la pena imprimere da qualche parte… così per renderlo eterno.

Il tempo è ciò che di più relativo esiste al mondo. Non credo esista un momento giusto che si possa scegliere per fare delle scelte, oppure un tempo prefissato per essere pronti a qualcosa di nuovo nella nostra vita. Il mio presto può essere tardi per qualcun’altro, e il mio tardi… no, il tardi non lo voglio nemmeno considerare!
Non si scelgono i momenti, sono i momenti che scelgono te.

Il mio momento mi ha scelta in una sera di fine Marzo, dopo cena. Pigiama già indossato da qualche ora, è una routine: appena torno a casa a fine giornata, mi devo mettere almeno il pantalone del pigiama… evviva l’essere sciatta e la comodità! Era una sera calda tutto sommato: finestra aperta e canotta. Pensavo… così scrissi uno stato su Fb che, come al solito, racchiudeva le mie idee. Qualche notifica qui e lì, poi ne arriva una, un “mi piace”: il suo. Mi sono chiesta: “e chi è adesso sto tipo qui?”. Non mi sorprendeva il pormi domande simili, ho vari contatti che non conosco di persona soprattutto del fan club di Moro… ma il mio dito (non collegato al cervello), parte, lo contatta: “ciao!”. Da li tutto, naturale, nel concetto di normalità più assoluto… conversazioni banali agli occhi di tanti, ad insinuarsi nella quotidianità. Piccoli dettagli a sgomitare tra i minuti di normali giornate infrasettimanali o tra le ore interminabili di un week end a casa in solitudine. La parte di me bella possente che mi diceva “Federica non è passato così tanto tempo dall’ ultima volta che hai creduto in qualcuno e sei rimasta delusa”, eh già di qualsiasi natura sia il rapporto. Ma cosa fare quando la parola chiave è spontaneità? Per i primi giorni ho imposto a me stessa di non guardare nessuna delle sue foto tranne le inevitabili profilo e copertina… perché? Io sono Federica, quella che va oltre, che guarda dentro le persone, che se c’è una corazza si arma di coraggio e pazienza e lotta per sfiorare l’ anima delle persone. Ma poi, impetuoso questo pensiero: “non può esistere sto ragazzo!” figuriamoci se poi rientrava nei miei canoni estetici!
Piedi per terra, sempre e comunque.

Passò qualche giorno, si condividevano pensieri superficiali e, purtroppo, anche dispiaceri. Piano, senza fretta né rumori, una necessità: guardarsi in faccia. Dentro di me non credevo sarebbe successo così presto, ma come dicevo prima, il tempo è un limite che ci poniamo, un alibi, nient’altro.

Tra studio, lavoro e cose da fare, arriviamo a ieri.

Non vedevo l’ ora arrivasse il tardo pomeriggio, sui libri poi il tempo non passa mai. Stranamente non mi ero messa a  pensare già ore prima a cosa indossare, cosa dire, a come cercare di non arrossire. Che senso avrebbe avuto? Quel ragazzo uscito dal nulla doveva vedermi per com’ ero al cento per cento. Sentivo, sapevo che era come me, non avrebbe apprezzato eccessi e costruzioni… il come lo sapevo non lo so.
Qualche sms anche durante il tragitto di pochi metri per arrivare da casa mia a dove mi stava aspettando: ecco la ragazza che ride da sola per la strada, sembro una matta. Arrivo. Lui è già li, inizio a cercarlo tra la folla dinanzi al bar, ci riconosciamo all’unisono. Ci avviciniamo: niente gambe tremanti, bocca secca, batticuore solo tanta, ma tanta aria. “Piacere!”, giustamente le cose si fanno con criterio, io mica ci avevo pensato? “Piacere!”. Cavolo se era carino! Per un attimo ho pensato: bruno, carnagione chiara, occhi castano/verdi, orecchino, giacchetto di pelle nera, bella voce, bel profumo, alto…. “esiste?”, poi sono ritornata in me… “Federì le cose importanti per te sono altre!”.

La sensazione che mi vestiva come il più comodo dei cappotti aveva ancora la consistenza di una naturalezza innata e disarmante che ci ha accompagnati per tutta la sera. “Gelato o tiramisù?“, mi dice sorridendo… uno sguardo: gelato sia! Li di fronte la vetrina dei gusti a scherzare come ci conoscessimo da sempre, era già troppo palese la nostra similitudine, la nostra complicità quindi meglio ironizzare. Alla fine fa scegliere a me, inconsapevolmente, per entrambi.  Ci incamminiamo, parlando di qualsiasi cosa, gustandoci il nostro gelato. Ci fermiamo in piazza, senza smettere un attimo di parlare…e, soprattutto, senza mai staccare gli occhi da quelli dell’ altro. Non so se fossero più grandi le ali del tempo, che volava inesorabilmente o quelle che il destino stava montandomi dietro senza che potessi oppormi in alcun modo. “Un’ oretta”, mi ero detta nelle ore precedenti, ma quando mi arrivò un sms poco dopo e approfittai per guardare l’ora ne era già passata una e mezza. Sorrido, sorrido mentre racconto perché ho appena fatto caso a una cosa… io che osservo tutto, ogni dettaglio… a stento so dire che indossava il giacchetto in pelle, la camicia bianca con profili neri e… jeans?! Si, jeans. Non ho calato lo sguardo nemmeno una volta in tre ore e mezza? No, mai. Mentre parlavamo di viaggi vicini e lontani, il viaggio più lungo e inaspettato lo facevamo uno negli occhi dell’ altro. Piano, la sera scese intorno a noi, cambiando colori, temperatura, profumi… e noi lì, a tessere una tela di valori, paure e sogni comuni. In quel momento, cosa importava del resto? Fino a quel momento l’ imbarazzo faceva capolino come il groppo in gola che si forma quando in un film c’è una scena strappalacrime e subito dopo una comica, mai tanto da essere evidente. Fino a quel momento. Una considerazione su un museo: tutto si blocca… occhi negli occhi senza riuscire né a staccarli né a proferire parola per un tempo che è sembrano eterno. I suoi occhi si sono trasformati in una pellicola con tanti fotogrammi, tante sfumature di lui. Non avevamo bisogno di parole. Era sorpreso che ancora una volta il mio pensiero, seppur raro, coincidesse con il suo… ed era spaventato, fragile quasi quanto me… immerso in un’onda invadente ed improvvisa a cui non si può dare un nome.

Sono le 10:30, bisogna andare. “Devo andare”, dissi queste parole dopo aver pescato la parte razionale di me. Sembrava dispiaciuto almeno quanto me…: “devi andare lontano? Ti accompagno?”.
La parte razionale di me mi diceva: “Federì non lo conosci, non esagerare!”, ma le ho dato un silenzioso schiaffo e ho ascoltato il mio istinto, lo stesso che, silenzioso, mi aveva condotta a lui.

Poco al di la del mio portone, i nostri occhi hanno avuto l’ ultimo contatto. I suoi erano come una scatola in cui, anche se per qualche minuto, avevo rinchiuso speranze, illusioni, sogni. “Allora ciao”.

Perché ciao significa ‘a presto ’ no?

***Phede***

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: